Il mio primo contatto con il favoloso universo di internet è stato per gioco. Un primo approccio tanto agognato quanto deludente. Di quei momenti mi ricordo solamente alcuni flash.

Erano gli anni ’90 ed una nota industria alimentare dolciaria aveva inserito all’interno degli ovetti di cioccolato un codice, il quale permetteva di divertirsi con mini-giochi fruibili dopo essere entrati nel sito della ditta.

L’ovetto Kinder, un ovetto di cioccolata con la sorpresa dentro                                       Fonte: Flickr.com            e.r.w.i.n.

Mi ricordo che mio fratello ed io ci sedevamo sulle ginocchia di nostro padre (uno per gamba!) e gli chiedevamo di giocare al mini-gioco tanto desiderato. Papà, accettando le nostre suppliche, accendeva il computer. L’accensione del computer, da quello che mi ricordo, durava un’eternità (almeno secondo la percezione del trascorrere del tempo di un bambino con uno sfrenato desiderio di giocare).

Successivamente avveniva il passaggio più cruciale: bisognava “Entrare in internet!” 

Questo me lo ricordo bene. Papà cliccava sull’icona di internet e da quel momento iniziavano una serie di rumori stridenti e gracchianti: poco poco fastidiosi per l’orecchio umano. Stavamo “entrando in internet”. Erano momenti interminabili: mio fratello ed io ci muovevamo freneticamente sulle ginocchia di nostro padre in attesa che finalmente il PC si connettesse. Però man mano che il tempo passava perdevamo inesorabilmente le speranze. A questo punto chiedevamo a papà il motivo di tale ritardo nella connessione. La risposta di nostro padre era sempre la stessa: “Ci sarà tanta gente in internet”.

Leading Edge Model D vecchio modello di computer, Fonte: Wikipedia

Dopo un po’ di tempo, a causa del nostro peso, gli arti inferiori di nostro padre iniziavano a cedere: il sangue circolava sempre meno e sentivamo la sensazione di instabilità sulle sue ginocchia. Raggiunto il limite di sopportazione papà ci diceva: “Andate a giocare, qui ci penso io… Se il computer riesce a connettersi vi chiamo!”. Manco una volta che ci abbia richiamati! Con l’amarezza di non essere rusciti ad “entrare in internet” e arrabbiati contro tutte  quelle persone che invece erano riuscite a connettersi prima di noi per motivi sicuramente meno importanti del nostro, tornavamo a giocare con i soldatini e le macchinine, sicuramente meno tecnologici, ma più immediati.

Rappresentazione grafica del logo di YouTube inserito in una pellicola cinematografica Fonte: Pixabay

 

Crescendo, la mia passione nei confronti dei mini-giochi della Kinder è svanita (in realtà quasi subito) ed è stata sostituita da un’altra fortissima passione che ho tutt’oggi: l’amore per la musica. Questo mio interesse mi ha portato all’età di 8 anni a scoprire YouTube e tutto il suo meraviglioso mondo.

Ciò che amavo maggiormente era la possibilità di condividere e visualizzare in rete video di ogni genere: videoclip, video musicali, di intrattenimento, notiziari, trailer cinematografici, slideshow di vario genere e molte altre forme di espressione visiva. A quell’epoca la piattaforma non era ancora molto sviluppata ed i video erano di bassa qualità. Col passare degli anni YouTube si è evoluto fino a rappresentare, al giorno d’oggi, una fonte di espressione di intrattenimento globalizzata e sono orgoglioso di far parte della comunità dei tantissimi visualizzatori seriali.