In quest’epoca così tecnologica ci sarà mai un evento che in futuro verrà considerato leggenda?

Naturalmente non sto parlando dell’amico che in una sera si è scolato 5 bottiglie di vodka e da quel momento è considerato da tutti una “leggenda”.

Io sto parlando delle antiche leggende. Racconti che rappresentavano il patrimonio culturale di civiltà arcaiche. Trame che i cantastorie raccontavano attorno ai fuochi, durante le feste di paese. La particolarità di queste storie era che man mano che venivano tramandate nel tempo diventavano sempre più elaborate con l’aggiunta anche di elementi fantastici; finchè il reale e l’immaginario si mescolavano indissolubilmente fra loro.

Molto spesso erano le gesta di uomini eroici che incarnavano i valori della forza, stabilità e protezione. Ne derivava una sorta di insegnamento per tutti coloro che ascoltavano.

Un illustre esempio è la leggenda di Re Artù. La corte di Artù si trovava in un luogo noto come “Camelot” fortezza descritta per la prima volta da Chretien de Troyes (autore francese che è meglio non tradurre in italiano).

Rappresentazione pittorica di Re Artù, leggendario Re della Gran Bretagna. Opera di Charles Ernest Butler. Fonte: Wikimedia Commons

La leggenda del re di Camelot nasce da un evento molto probabilmente accaduto, cioè dall’incoronazione di un sovrano di cui esistono molti plausibili candidati storici. La storia di Artù, figlio di Uther Pendragon, si è arricchita, nel corso del tempo, di elementi fantastici. Dai magici avvenimenti accaduti a Camelot, al mago Merlino, fino alla famosissima spada nella roccia: Excalibur. Da un evento realmente avvenuto si è creata una storia che tuttora viene narrata nei libri e che è stata ispiratrice di molti film cinematografici.

Ciò di cui sto riflettendo è ispirato al video dello youtuber Canesecco, il quale espone questo tema che io ora svilupperò.

Naturalmente in passato era più facile creare leggende. Sicuramente alla fine del V secolo d.C. non esistevano ancora i giornali, stampati per la prima volta all’inizio del XVII secolo, e gli eventi importanti venivano trasmessi oralmente.

Oggi non è più così. Con l’avvento degli smartphone la diffusione di informazioni è cambiata. La comunicazione digitale ha permesso una fruizione delle notizie decisamente più diretta. Oggi le news vengono subito scritte sui siti dei giornali o inserite direttamente sui social networks. Tutti immediatamente vengono a sapere che un certo avvenimento è accaduto: da chi ha vinto le elezioni negli Stati Uniti alle foto degli amici in discoteca.

Le informazioni digitali vengono divulgate in modo superficiale: non c’è spessore. Avvenimenti epocali sullo stesso piano di notizie banali e gossip di vip improbabili. Si passa con un semplice click dal dramma dei barconi di immigrati alla descrizione del vestito di nozze di Pippa Middleton.

Foto di Pippa Middleton al matrimonio del principe William e Catherine Middleton. Fonte: flickr.com Channy Yun

 

Foto di immigrati su un barcone Fonte: flickr.com   Vito Manzari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutto questo era inimmaginabile nel passato.

Oggi la trasmissione delle informazioni attraverso i supporti digitali è divenuta così tanto immediata e diretta che apparentemente non permette variazioni, come invece avveniva in passato. Da una parte l’informazione digitale “in tempo reale” è un successo per la società di oggi. La possibilità di conoscere all’istante gli avvenimenti accaduti dall’altro lato del pianeta permette una più immediata cultura del mondo ed una meravigliosa sensazione di far parte integrante dell’umanità.

Purtroppo però ci sono i lati negativi. Negli ultimi tempi si parla spesso di “bufale” o “Fake news“. Si tratta di notizie false, artefatte volutamente per diversi scopi: politici, economici o semplicemente per fare delle bravate. Questo comporta che non sempre l’informazione ricevuta dalla gente corrisponde alla verità. Diversi sono i temi o gli eventi apparentemente veri ma che sono in realtà inventati di sana pianta, raccontati in modo falso, senza precisione storica. Notizie senza fondamenti scientifici, gettate su internet allo scopo di condizionare l’opinione degli utenti.

Titoloni sensazionistici  che influenzano il pensiero dei popoli evitando di raccontare le notizie in modo più approfondito, così da spiegare in modo più corretto e preciso la realtà dei fatti.

 

Rappresentazione di un computer portatile sul cui schermo è raffigurata una Fake news Fonte: Pixabay

Ma il messaggio finale che voglio trasmettere è quello che la società moderna ha perso l’attitudine a raccontare “storie”. La capacità dell’eloquenza e l’utilizzo della fantasia che i popoli antichi possedevano in modo più spiccato rispetto a noi. Non rimpiango sicuramente le notizie a contenuto ingannevole, fasulle; nate per orientare in modo errato l’opinione pubblica. Rimpiango invece la magia di quelle storie che affascinavano adulti e bambini e che per millenni sono rimaste nella cultura dei popoli tramandate di generazione in generazione.