Category: Mass Media

La rivoluzione dei media: quali rapporti di potere prevarranno?

L’uomo è un animale sociale e per questo ha la necessità di comunicare. La rivoluzione digitale ha cambiato la comunicazione sia in ambito “peer-to-peer” (relazioni sociali tra singoli), sia per quanto riguarda i grandi mezzi di comunicazione di massa. Tutto è in rapida evoluzione e nascono spontanei numerosi spunti di riflessione.

Immagine che rappresenta la varietà  di scelta tra gli strumenti di comunicazione di massa odierni.
Fonte: Wikimedia Commons

In particolare sarà interessante analizzare in questa sede la metamorfosi dei media: dalla crisi del giornalismo cartaceo a quella della TV generalista.

E’ necessario partire da una premessa: i social media, e non solo, sono i nuovi mezzi di comunicazione di massa che ormai in larga parte sostituiscono TV e giornali.

La carta ha subito una perdita di valore e le informazioni arrivano sempre più rapidamente online. Ciò che un giornale, persino un quotidiano, pubblica al momento dell’uscita è ormai una notizia vecchia.

La fruizione dell’informazione in epoca digitale: dalla carta agli smartphone.
Fonte: Wikimedia Commons

Quale reazione hanno generato questi nuovi fenomeni digitali nelle grandi testate giornalistiche?

Conseguenza diretta, ovviamente, fu la creazione di testate online parallele al formato cartaceo, soluzione ormai superata che non è stata sufficiente per fronteggiare le crescenti minacce editoriali. L’esito negativo di questo primo tentativo di rivalsa online ha generato un fenomeno definito “clickbaiting”, letteralmente traducibile con “esca da click”. Aumentare il numero di visite ad un sito per incrementare le rendite pubblicitarie.

La battaglia col digitale ha messo i giornali di fronte ad un impasse: se da un lato le costrizioni di rete hanno provocato un maggiore interesse sulla quantità, un pericolo derivato è una riduzione di valore in termini di qualità. Scaturisce, dunque, una perdita di credibilità del giornalismo agli occhi dei fruitori, che non ne hanno più chiare le finalità: fornire al lettore le informazioni necessarie per sviluppare un pensiero critico circa quello che gli accade attorno o pubblicare articoli “sui gattini” per aumentare il numero di click? La risposta sarà più chiara col tempo.

 

Di recente, nello scenario di una serie di eventi organizzati per Biennale Democrazia, ho avuto modo di assistere ad un dibattito tra Mario Calabresi, Enrico Mentana e Maurizio Molinari. Ci si poneva la stessa questione: “Possiamo fidarci dei giornalisti?” Si parla molto di post verità, fake news, crap detection e le motivazioni hanno radici nella crescente sfiducia nei confronti di chi, un tempo, rappresentava la verità (per quanto essa possa esser vista come un concetto univocamente identificabile). L’italiano medio di chi dovrebbe aver fiducia?

Tra gli eventi di Biennale Democrazia Dibattito dal titolo: Possiamo fidarci dei giornalisti?
Fonte: Galleria personale.

Dobbiamo muoverci tra il poco probabilmente vero e il molto probabilmente vero. Ma se da una parte non si deve cadere in uno scetticismo assoluto, dall’altra dobbiamo conoscere le armi per saper riconoscere chi da parte nostra merita fiducia e credibilità.

In parallelo alla più rapida fruizione di informazioni online lo stesso avviene per l’accesso ai materiali multimediali. La TV generalista italiana, caratterizzata per tanti anni dal duopolio Rai-Mediaset, ma anche le stesse reti satellitari private, sono state costrette a confrontarsi con i giganti televisivi digitali come Amazon e, in particolare, Netflix.

Le nuove piattaforme televisive in seguito all’avvento del digitale.
Fonte: Flickr.com
Pubblicato da: methodshop .com

La TV sta cambiando rotta, gli utenti non hanno più il bisogno di doversi assoggettare alle regole di un palinsesto imposto ma decidono ciò che vogliono vedere. È così che le varie reti, e lo stesso colosso di Sky, hanno dovuto virare verso un nuovo modo di fare televisione: l’on demand, i vari SkyGo, RaiPlay, PremiumPlay che permettono la visione anche da dispositivi digitali.

Il digitale sta finalmente generando un mercato più libero? Un mercato guidato dalla concorrenza? Una maggiore libertà di scelta? O allo stesso modo prevarranno i monopoli delle grandi piattaforme?

Nel 1979 i Buggles cantavano “Video killed the radio star”. Il brano fa riferimento all’avvento della musica da vedere, ai video musicali, come la causa della perdita di popolarità delle star della radio: la TV contro la Radio. Oggi quella TV che sembrava averla vinta sulla Radio si trova di fronte un nemico: la TV contro il Web. Le conclusioni son sempre le medesime: l’avvento di una nuova tecnologia ha sempre delle fasi ricorrenti paragonabili alle tecnologie passate. Le aspettative iniziali son sempre esagerate sia in positivo che in negativo.

I media stanno cambiando, non sappiamo che strada prenderanno e siamo posti di fronte a un bivio. Non ci resta che attendere e osservare quali rapporti di potere genereranno la forma finale? O partecipare attivamente per fare in modo che le forze sociali prevarranno su eventuali oligopoli economici nella creazione di un’industria della comunicazione libera ed affidabile?

Alessio Soru

Viviamo davvero nell’era della post-verità?

Il 5 febbraio 2003 l’allora segretario di stato degli USA Colin Powell tenne un lungo discorso al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in cui denunciò il possesso di armi di distruzione di massa da parte dell’ Iraq. Le prove presentate da Powell, tra cui registrazioni audio e fotografie satellitari, legittimarono l’invasione statunitense dell’Iraq agli occhi dell’opinione pubblica, ancora scossa dagli attentati dell’11 settembre.

Nel febbraio 2011 la fonte principale dell’intelligence statunitense sulla presenza di tali armi, un ex-ingegnere chimico iracheno, dichiarò al Guardian di aver inventato completamente le accuse per favorire il crollo del regime di Saddam Hussein. Il discorso di Powell era quindi una ‘bufala‘, diremo oggi. Una menzogna che ha contribuito a causare circa mezzo milione di decessi tra gli Iracheni ( stime attendibili sono consultabili su PLOS ONE).

2003. L’ex segretario di stato USA Colin Powell mostra una fiala di antrace al consiglio di sicurezza ONU.
Fonte: wikipedia.en

Negli ultimi anni si è proliferato un numero sempre maggiore di notizie infondate, rielaborate  o inesatte, diffuse tramite i social network. Tali informazioni vengono spesso create – o manipolate – di proposito, al fine di influenzare il dibattito pubblico, su tematiche sociale e/o politiche.

L’idea che tali non-notizie abbiano influenzato avvenimenti politici chiave del 2016, ha portato i media internazionali a parlare di una nuova cultura politica, quella della post-truth (post-verità) verità post-fattuale. L’enciclopedia online treccani.it, ne riporta la seguente definizione:

Argomentazione, caratterizzata da un forte appello all’emotività , che basandosi su credenze diffuse e non su fatti verificati tende a essere accettata come veritiera, influenzando l’opinione pubblica.

 

Diffondere volutamente notizie false per i fini sopracitati è uno strumento politico antichissimo. Durante tutto il ‘900, le macchine di propaganda dei vari stati si nutrivano costantemente di questo tipo di notizie: le radici di quest’uso strumentale delle fake-news si perdono nella storia, tant’è che presumibilmente la battaglia tra Ottaviano e Marco Antonio per il potere di Roma si combatté anche su questo fronte.

Ora, se le dichiarazioni di Trump sul cambiamento climatico e sulla cittadinanza di Obama cadono sotto la definizione sopracitata, mi pare lecito pensare che il discorso di Powell del 2003 non faccia eccezione.

La sensazione è che si gridi alla post-verità in maniera piuttosto strumentale. La diffusione di fake-news, nell’accezione più ampia del termine, non è infatti prerogativa di siti creati ad hoc (vacciniinforma, ilcorrieredellanotte ,ilfattoquotidaino etc); potrebbe riguardare altresì giornali, programmi tv, e – come già dimostrato – persino enti governativi. Il populismo, la demagogia e l’alterazione di fatti e dati secondo la propria lettura sono sempre esistiti in seno alla democrazia: con la post-verità abbiamo insomma scoperto l’acqua calda.

Non esiste un criterio univoco per determinare la veridicità di una notizia, in primis perché non esista una verità assoluta  e di conseguenza non ha neanche senso parlare di post-verità. Alcune notizie sono facilmente verificabili, altre meno. Il minimo, per orientarsi nel mare delle informazioni online, è avere un atteggiamento più critico nei confronti delle nostre letture, indipendente dalla fonte.

Linee guida dell’IFLA su come riconoscere le fake news.  IFLA, commons.wikipedia.org

 

 

 

 

 

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