Author: Alessandro Visconti

La musica è cambiata!

La musica è cambiata. Non solo i generi musicali si sono in parte modificati, ma si sono soprattutto evoluti gli strumenti musicali ed i dispositivi di riproduzione sonora. Tutto ciò ha portato ad un mutamento della concezione e della percezione della musica.

La musica è nata con la comparsa dell’uomo sulla terra. Si è evoluta nel corso dei secoli raffinandosi sempre più. Nella preistoria le composizioni musicali erano estremamente semplici, basate su una melodia ed eventualmente un testo cantato. Venivano tramandate oralmente di generazione in generazione. Col passar dei secoli, dalla tradizione orale si passò a quella scritta: la scrittura dei testi delle canzoni. Successivamente venne strutturata la semiografia musicale dell’altezza e durata delle note. La più antica forma di notazione risale alla civiltà sumera.

Un notevole sviluppo della notazione musicale si ebbe nel Medioevo, in Europa. Da allora l’evoluzione della scrittura della musica si trasformò fino all’uso del pentagramma impiegato ancora oggi.

Alla notazione musicale, semplice traduzione ed archiviazione scritta, seguì nei secoli successivi la memorizzazione tramite strumenti (inizialmente solo meccanici) in grado di riprodurre una musica preimpostata, come i cilindri intercambiabili dei grandi carillon agli inizi del 1700.

Antico carillon utilizzato per riprodurre in modo automatico le campane nella torre civica di Beffroi, Gand, Belgio. Fonte: Wikimedia commons

Col progredire della tecnologia si è passati da strumenti meccanici ad un metodo di memorizzazione diretto della musica prodotta: la registrazione.

La musica registrata nacque nel 1877 con l’invenzione del fonografo di Edison seguita negli anni successivi dal grafofono di Bell e Trainter. Ciò ha rappresentato il sistema di registrazione, e soprattutto, di riproduzione di suoni più utilizzato fino agli anni ottanta del Novecento.

Per la riproduzione sonora di un disco veniva solitamente impiegato un giradischi collegato ad un amplificatore elettrico.

Tutto ciò permise alla musica di diffondersi in tutto il mondo.

Già negli anni trenta erano stati brevettati dalla ditta italiana Goloso i registratori magnetici. Erano costituiti da bobine aperte, intercambiabili, con nastro avvolto su una bobina. Per la complessità di utilizzo si diffusero soprattutto in ambienti professionali.

I supporti magnetici si basavano sull’utilizzo del nastro magnetico, sottile striscia di materiale plastico, rivestita da uno strato magnetizzabile, in grado di memorizzare la musica come variazioni di una proprietà magnetica.

Negli anni ’60 la Philips lanciò sul mercato l’audio-casetta, detta comunemente musicassetta. Essa divenne rapidamente molto popolare per la sua economicità e semplicità d’uso. Si trattava di un piccolo contenitore con due bobine che raccoglievano un nastro magnetico su cui poteva essere registrato materiale sonoro.

 

Musicassetta Audio. Strumento di registrazione audio diffusosi negli anni ’80 del novecento. Fonte: max pixel on freegreatpicture

Nel 1979 venne introdotto il Walkman: primo lettore portatile prodotto dalla Sony. Il termine stesso di Walkman indicava la possibilità di portare la musica sempre con sé. Diventò un’ icona della generazione degli anni ’80. La musica aveva così imparato a camminar. Divenne il compagno perfetto per chi fava jogging o altri sport all’aria aperta.

Le tecnologie a nastro magnetico furono superate da quelle digitali grazie allo sviluppo di nano-tecnologie elettroniche, la cui idea di base continua ad essere utilizzata ancora oggi.

Si tratta del cosiddetto Compact Disc. Questo supporto è composto da un disco piatto e sottile di policarbonato trasparente. Contiene al suo interno un sottile foglio metallico di alluminio su cui vengono registrate e lette tramite un raggio laser le informazioni, memorizzate come successioni di buchi e terre.

Il CD permise di ridurre drasticamente il rapporto tra le dimensioni del supporto (disco di 12 cm x 1mm di spessore) e la qualità di dati immagazzinabili (circa 80 min. di musica).

Negli ultimi anni del Novecento la crescente miniaturizzazione degli apparati informatici permise di sviluppare apparecchi tascabili per riprodurre file digitali da memorizzazione: il formato MP3, ancora dominante ai giorni nostri.

Nell’analisi dei cambiamenti della musica un ruolo fondamentale occupa la radio. La radio inizia le proprie trasmissioni negli anni ’20. Contribuì notevolmente al progresso tecnico della registrazione e riproduzione del suono, perché favorì la diffusione della musica e l’avvicinamento alla musica delle grandi masse.

Un fenomeno interessante riguarda le nuove frontiere dell’ascolto e dell’acquisto di musica su internet. Ciò ha alimentato lo spirito di condivisione e pubblicazione della musica, trasformando il proprio tempo libero in “momenti social”. Fra i maggiori supporti di reperibilità musicale Spotify è il più popolare.

Rappresentazione grafica del logo di Spotify. Fonte: Wikimedia commons

Da tutto quello che ho cercato di descrivere si può concludere che la modalità di espressione e condivisione della musica sia cambiata nei secoli, ma soprattutto negli ultimi anni. Si assiste pertanto alla riduzione del numero dei negozi musicali mentre proliferano e prendono il sopravvento i negozi online. Si pensi ad ITUNES o play Music di Android, che consentono di acquistare musica direttamente dal proprio smartphone.

L’evoluzione della musica è rappresentata dall’insieme di tanti aspetti: la qualità del suono, gli aspetti culturali, sociali, anche politici. Il lato artistico e commerciale. Tutto fa della musica un linguaggio universale che collega l’uomo dalle sue origini ai giorni nostri. Senza distinzione di razza, sesso, estrazione sociale, fede politica o religiosa. La musica è soprattutto questo: uno dei pochi valori, se non l’unico che rappresenta l’umanità nella sua più profonda unicità.

 

La leggenda: fra passato e futuro

In quest’epoca così tecnologica ci sarà mai un evento che in futuro verrà considerato leggenda?

Naturalmente non sto parlando dell’amico che in una sera si è scolato 5 bottiglie di vodka e da quel momento è considerato da tutti una “leggenda”.

Io sto parlando delle antiche leggende. Racconti che rappresentavano il patrimonio culturale di civiltà arcaiche. Trame che i cantastorie raccontavano attorno ai fuochi, durante le feste di paese. La particolarità di queste storie era che man mano che venivano tramandate nel tempo diventavano sempre più elaborate con l’aggiunta anche di elementi fantastici; finchè il reale e l’immaginario si mescolavano indissolubilmente fra loro.

Molto spesso erano le gesta di uomini eroici che incarnavano i valori della forza, stabilità e protezione. Ne derivava una sorta di insegnamento per tutti coloro che ascoltavano.

Un illustre esempio è la leggenda di Re Artù. La corte di Artù si trovava in un luogo noto come “Camelot” fortezza descritta per la prima volta da Chretien de Troyes (autore francese che è meglio non tradurre in italiano).

Rappresentazione pittorica di Re Artù, leggendario Re della Gran Bretagna. Opera di Charles Ernest Butler. Fonte: Wikimedia Commons

La leggenda del re di Camelot nasce da un evento molto probabilmente accaduto, cioè dall’incoronazione di un sovrano di cui esistono molti plausibili candidati storici. La storia di Artù, figlio di Uther Pendragon, si è arricchita, nel corso del tempo, di elementi fantastici. Dai magici avvenimenti accaduti a Camelot, al mago Merlino, fino alla famosissima spada nella roccia: Excalibur. Da un evento realmente avvenuto si è creata una storia che tuttora viene narrata nei libri e che è stata ispiratrice di molti film cinematografici.

Ciò di cui sto riflettendo è ispirato al video dello youtuber Canesecco, il quale espone questo tema che io ora svilupperò.

Naturalmente in passato era più facile creare leggende. Sicuramente alla fine del V secolo d.C. non esistevano ancora i giornali, stampati per la prima volta all’inizio del XVII secolo, e gli eventi importanti venivano trasmessi oralmente.

Oggi non è più così. Con l’avvento degli smartphone la diffusione di informazioni è cambiata. La comunicazione digitale ha permesso una fruizione delle notizie decisamente più diretta. Oggi le news vengono subito scritte sui siti dei giornali o inserite direttamente sui social networks. Tutti immediatamente vengono a sapere che un certo avvenimento è accaduto: da chi ha vinto le elezioni negli Stati Uniti alle foto degli amici in discoteca.

Le informazioni digitali vengono divulgate in modo superficiale: non c’è spessore. Avvenimenti epocali sullo stesso piano di notizie banali e gossip di vip improbabili. Si passa con un semplice click dal dramma dei barconi di immigrati alla descrizione del vestito di nozze di Pippa Middleton.

Foto di Pippa Middleton al matrimonio del principe William e Catherine Middleton. Fonte: flickr.com Channy Yun

 

Foto di immigrati su un barcone Fonte: flickr.com   Vito Manzari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutto questo era inimmaginabile nel passato.

Oggi la trasmissione delle informazioni attraverso i supporti digitali è divenuta così tanto immediata e diretta che apparentemente non permette variazioni, come invece avveniva in passato. Da una parte l’informazione digitale “in tempo reale” è un successo per la società di oggi. La possibilità di conoscere all’istante gli avvenimenti accaduti dall’altro lato del pianeta permette una più immediata cultura del mondo ed una meravigliosa sensazione di far parte integrante dell’umanità.

Purtroppo però ci sono i lati negativi. Negli ultimi tempi si parla spesso di “bufale” o “Fake news“. Si tratta di notizie false, artefatte volutamente per diversi scopi: politici, economici o semplicemente per fare delle bravate. Questo comporta che non sempre l’informazione ricevuta dalla gente corrisponde alla verità. Diversi sono i temi o gli eventi apparentemente veri ma che sono in realtà inventati di sana pianta, raccontati in modo falso, senza precisione storica. Notizie senza fondamenti scientifici, gettate su internet allo scopo di condizionare l’opinione degli utenti.

Titoloni sensazionistici  che influenzano il pensiero dei popoli evitando di raccontare le notizie in modo più approfondito, così da spiegare in modo più corretto e preciso la realtà dei fatti.

 

Rappresentazione di un computer portatile sul cui schermo è raffigurata una Fake news Fonte: Pixabay

Ma il messaggio finale che voglio trasmettere è quello che la società moderna ha perso l’attitudine a raccontare “storie”. La capacità dell’eloquenza e l’utilizzo della fantasia che i popoli antichi possedevano in modo più spiccato rispetto a noi. Non rimpiango sicuramente le notizie a contenuto ingannevole, fasulle; nate per orientare in modo errato l’opinione pubblica. Rimpiango invece la magia di quelle storie che affascinavano adulti e bambini e che per millenni sono rimaste nella cultura dei popoli tramandate di generazione in generazione.

Papà! Sono entrato in internet!?!

Il mio primo contatto con il favoloso universo di internet è stato per gioco. Un primo approccio tanto agognato quanto deludente. Di quei momenti mi ricordo solamente alcuni flash.

Erano gli anni ’90 ed una nota industria alimentare dolciaria aveva inserito all’interno degli ovetti di cioccolato un codice, il quale permetteva di divertirsi con mini-giochi fruibili dopo essere entrati nel sito della ditta.

L’ovetto Kinder, un ovetto di cioccolata con la sorpresa dentro                                       Fonte: Flickr.com            e.r.w.i.n.

Mi ricordo che mio fratello ed io ci sedevamo sulle ginocchia di nostro padre (uno per gamba!) e gli chiedevamo di giocare al mini-gioco tanto desiderato. Papà, accettando le nostre suppliche, accendeva il computer. L’accensione del computer, da quello che mi ricordo, durava un’eternità (almeno secondo la percezione del trascorrere del tempo di un bambino con uno sfrenato desiderio di giocare).

Successivamente avveniva il passaggio più cruciale: bisognava “Entrare in internet!” 

Questo me lo ricordo bene. Papà cliccava sull’icona di internet e da quel momento iniziavano una serie di rumori stridenti e gracchianti: poco poco fastidiosi per l’orecchio umano. Stavamo “entrando in internet”. Erano momenti interminabili: mio fratello ed io ci muovevamo freneticamente sulle ginocchia di nostro padre in attesa che finalmente il PC si connettesse. Però man mano che il tempo passava perdevamo inesorabilmente le speranze. A questo punto chiedevamo a papà il motivo di tale ritardo nella connessione. La risposta di nostro padre era sempre la stessa: “Ci sarà tanta gente in internet”.

Leading Edge Model D vecchio modello di computer, Fonte: Wikipedia

Dopo un po’ di tempo, a causa del nostro peso, gli arti inferiori di nostro padre iniziavano a cedere: il sangue circolava sempre meno e sentivamo la sensazione di instabilità sulle sue ginocchia. Raggiunto il limite di sopportazione papà ci diceva: “Andate a giocare, qui ci penso io… Se il computer riesce a connettersi vi chiamo!”. Manco una volta che ci abbia richiamati! Con l’amarezza di non essere rusciti ad “entrare in internet” e arrabbiati contro tutte  quelle persone che invece erano riuscite a connettersi prima di noi per motivi sicuramente meno importanti del nostro, tornavamo a giocare con i soldatini e le macchinine, sicuramente meno tecnologici, ma più immediati.

Rappresentazione grafica del logo di YouTube inserito in una pellicola cinematografica Fonte: Pixabay

 

Crescendo, la mia passione nei confronti dei mini-giochi della Kinder è svanita (in realtà quasi subito) ed è stata sostituita da un’altra fortissima passione che ho tutt’oggi: l’amore per la musica. Questo mio interesse mi ha portato all’età di 8 anni a scoprire YouTube e tutto il suo meraviglioso mondo.

Ciò che amavo maggiormente era la possibilità di condividere e visualizzare in rete video di ogni genere: videoclip, video musicali, di intrattenimento, notiziari, trailer cinematografici, slideshow di vario genere e molte altre forme di espressione visiva. A quell’epoca la piattaforma non era ancora molto sviluppata ed i video erano di bassa qualità. Col passare degli anni YouTube si è evoluto fino a rappresentare, al giorno d’oggi, una fonte di espressione di intrattenimento globalizzata e sono orgoglioso di far parte della comunità dei tantissimi visualizzatori seriali.

 

 

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